LABORATORIO DI PROGETTAZIONE III A.A. 2017/2018 PROGRAMMA

Sapienza Università di Roma – Facoltà di Architettura

Laboratorio di Progettazione III

A.A. 2017/2018

Prof. Massimo Zammerini

Tema del Laboratorio

UNA CASA FLESSIBILE

Obiettivi formativi

Il Laboratorio del terzo anno si colloca rispetto al corso di studi quinquennale in una fase centrale della formazione. Dopo le esperienze dei due anni precedenti, il tema dell’edificio complesso apre verso una nuova consapevolezza rispetto a:

– i rapporti di scala tipici di uno spazio multifunzionale a destinazione residenziale e pubblica;

– il rapporto interno/esterno ed edificio/contesto, che si carica dei significati esprimibili da un’emergenza architettonica, ubicata all’interno della città consolidata.

Obiettivo del Laboratorio è la piena acquisizione delle teorie e delle tecniche che congiuntamente concorrono alla costruzione dell’idea progettuale dell’edificio complesso.

Contenuti

Il corso affronta l’inserimento di un nuovo intervento a destinazione residenziale da realizzare su un terreno che presenta una sezione in declivio in via Affogalasino, in un’area all’interno della Valle dei Casali attualmente occupata da strutture precarie. In quest’area dovrà essere progettato un complesso di abitazioni realizzato su livelli progressivi, giacente su un pendio naturale la cui sezione dovrà essere rispettata, riducendo al minimo le opere di sbancamento. A valle sarà ubicata una piazza con un edificio pubblico contenente una caffetteria e una libreria. I due complessi, il primo a carattere di residenza privata e il secondo di tipo pubblico si fronteggiano. Tra di essi, la piazza sarà concepita come un giardino dotato di una fontana con specchio d’acqua. L’intervento si inserisce in un contesto paesaggistico con preesistenze storiche e naturali significative, tra le quali spicca la Villa York edificata alla fine del Seicento. Tra l’area di progetto e la strada sottostante posta a valle si verifica un salto di quota graduale. Questa condizione particolare restituisce all’area di progetto caratteristiche di panoramicità nella parte alta.

Le residenze, su uno o due livelli avranno ognuna uno o due posti auto coperti e saranno progettate secondo un programma che realizzi un elevato livello di flessibilità interna.

 

La casa flessibile in 10 punti.

1 – Chi vuole una casa flessibile?

Tra le esigenze espresse dalla società contemporanea emerge l’aspirazione ad un modello abitativo che dia la possibilità di adattarsi nel tempo ad usi che possono mutare, non solo in relazione al numero degli abitanti, ma anche all’opportunità di annettere locali per lavorare, ambienti da porre in locazione per creare reddito, stanze per ospitare temporaneamente parenti o amici. L’idea di una casa “flessibile” non è una novità, ma si scontra nell’era industriale e post industriale, soprattutto nelle grandi città, con un’offerta rigida vincolata a ferree regole di mercato.

A fronte di un’offerta di alloggi inadeguata rispetto a tali esigenze, è opportuno riconsiderare la progettazione della casa contemporanea partendo da uno studio sulla pianta, sulla struttura, sull’impostazione impiantistica e sulla caratterizzazione tipologica e morfologica.

Al fine di non sconfinare in ipotesi lontane da una reale fattibilità, l’idea è quella di proporre alloggi di dimensioni simili a quelli maggiormente richiesti, offrendo però un sistema distributivo facilmente adattabile al cambiamento delle esigenze abitative, nel rispetto degli standard in uso nei vari paesi. Il panorama internazionale offre alcuni spunti in tale direzione, concentrati fondamentalmente sulla casa isolata. Meno frequenti gli esempi di complessi di case aggregate impostati sull’idea di flessibilità interna, per ottenere la quale ci si scontra con diversi problemi pratici: accessibilità, affacci esterni, collegamenti verticali.

Di pari importanza emerge la necessità di riaffermare l’importanza della configurazione d’insieme dei complessi abitativi che dovrebbero strutturare lo spazio esterno nelle dimensioni tipiche della “strada” e della “piazza”.

Il tema della casa flessibile affronta queste problematiche ed è già stato sviluppato in alcuni progetti realizzati. Tra questi possiamo ricordare, partendo in ordine cronologico dal Modernismo in avanti: di Le Corbusier, la Casa Loucheur del 1924, non realizzata, di Thomas G. Rietveld, la Casa Schroeder sempre del ’24, di Ludwig Mies van der Rohe, la Hubbe House a Magdeburgo del 1935, di Herman Hertzberger, la Diagoon Housing a Delft degli anni 1977/70 e poi tra i contemporanei, di Shigeru Ban, la 2/5 House Hyogo del 1995 e la casa a Kuruizawa del 1994/97, di PKMN architectures, la Casa Mje a Salinas in Spagna, di Oki Sato Nendo, la Drawer House a Tokyo del 2011/13, di CLEI, l’“Elastic living” per la Biennale di Milano, di Arrhov Frick Arkitektkontor, la Hammarby gard. Hus 2 di Stoccolma, di Proctor and Matthews Architects, il Greenwich Millennium Village, RB Greenwic London, del 2004, di Ensemble Studio (Anton Garcia Abril e Debora Mesa) la Cyclopean House, Boston, del 2015.

2 – Mobili “mobili”

La progettazione di una casa flessibile si articola nei passaggi consueti tra scale differenti con attenzione al disegno urbano, ai caratteri dell’architettura e alle soluzioni di dettaglio, affidando all’arredo interno un ruolo fondamentale, concepito come un vero apparato architettonico multifunzionale e mobile che sostituisce la partizione muraria interna non strutturale.

Gli alloggi pensati per una casa flessibile sono concepiti con un elevato grado di specificità: studio delle funzioni interne possibili, criteri distributivi in relazione alle trasformazioni ipotizzate, superamento integrale delle barriere architettoniche, un’idea strutturale che ottimizzi il concetto di pianta libera, soluzioni impiantistiche e illuminotecniche in grado di supportare l’idea di flessibilità, facilità di gestione e manutenzione dell’immobile. Dunque, ha una grande importanza la concezione degli elementi di arredo intesi come architetture predisposte al tema della flessibilità. Armadiature, librerie, contenitori, piani di lavoro potranno definire spazi trasformabili nel tempo.

3 – Spazi flessibili

Il tema della flessibilità dell’organizzazione funzionale dello spazio interno dell’alloggio favorisce una forma di integrazione con l’idea di open space tipica di ambienti anche non residenziali come il moderno edificio per uffici, o il loft di derivazione post industriale, come nel progetto di OMA per il “Concrete” realizzato in Arsekal Avenue a Dubai nel 2017 e molti altri esempi.

4 – Dalla casa unifamiliare al complesso di residenze aggregate

La casa flessibile viene ideata pensando alla possibilità di modificare nel tempo l’organizzazione funzionale dell’alloggio, senza ricorrere ad interventi sulla struttura muraria, e con una particolare attenzione alle relazioni tra la casa e il suo intorno. Gli alloggi che si trovano a contatto con il suolo per esempio dovrebbero essere dotati di un giardino che favorisca una forte compenetrazione tra spazi interni ed esterni, concepiti questi ultimi come estensioni dello spazio interno e attrezzati per la vita all’aperto nella stagione calda, ma anche come risorsa vera e propria qualora sia possibile inserire alcune coltivazioni per uso domestico. I giardini/orti dovrebbero a loro volta essere concepiti come aree di filtro tra la parte privata dell’alloggio e la parte pubblica della strada, offrendosi alla vista anche dall’esterno come arricchimento estetico della strada stessa. Lo stesso vale per i fronti delle abitazioni che diventano le quinte delle strade o delle piazze. Progettare una casa significa quindi progettare la strada, la piazza o il giardino sul quale si affacciano.

5 – La pianta della casa flessibile

La flessibilità interna riguarda la zona soggiorno e la zona notte, essendo la zona servizi vincolata a soluzioni impiantistiche idrauliche fisse. Questo è un punto fondamentale. L’area destinata ai servizi si può configurare in diversi modi: può essere un nucleo, anche caratterizzato per forma e struttura, la sua ubicazione non può essere propriamente centrale perché necessita di aerazione e luce naturali e condiziona la relazione tra zona notte e zona giorno.

Gli alloggi dovrebbero avere una pianta che partendo da uno spazio disponibile e vuoto possa suddividersi secondo alcuni schemi prefissati dal progettista, che nel tempo possono avvicendarsi a seconda delle esigenze mutevoli, ma essere anche implementati direttamente dagli abitanti. L’ambiente di soggiorno dovrebbe essere concepito come uno spazio disponibile ad assolvere la sua funzione ma poter tornare alle fattezze di uno spazio completamente vuoto, utilizzabile per piccole esposizioni, riunioni, eventi di varia natura.

La limitata presenza di tramezzature interne fisse porterà verso la definizione dell’alloggio come una sorta di “piattaforma orizzontale” caratterizzata dalla volumetria fissa dei servizi.

L’intradosso dei soffitti e i pavimenti assolvono la funzione di supporti ove alloggiare attrezzature e pareti scorrevoli.

6 – Il perimetro dell’alloggio

La definizione dei caratteri della perimetrazione del singolo alloggio varia in funzione di diversi fattori, ma in particolare dalle modalità aggregative del complesso di alloggi, dal criterio di corrispondenza tra interno ed esterno e dall’esplicitazione del tema della flessibilità.

Sul piano della definizione di un linguaggio architettonico specifico, l’elemento innovativo del tema deve trovare espressioni congruenti.

In relazione all’idea del perimetro e del ruolo svolto dal nucleo invariante dei servizi, possiamo azzardare alcuni possibili intendimenti: il perimetro è quasi completamente vetrato e il nucleo servizi è posizionato lungo uno dei lati; il perimetro è composto da un’alternanza di vuoti e di pieni dove questi ultimi accolgono contenitori rivolti verso l’interno; viene inserito un patio vetrato all’interno dell’alloggio che modifica le esigenze di trasparenza del perimetro e rende possibile il posizionamento del nucleo servizi in posizione centrale o laterale; nel caso di tipologie a schiera le pareti divisorie tra un alloggio e l’altro, non potendo avere bucature, possono alloggiare gran parte dei contenitori e delle attrezzature.

Da queste poche alternative si deduce che i prospetti di queste case giocano un ruolo altrettanto importante della pianta. Si configurano come elementi eventualmente dotati di episodi plasticamente rilevanti che esprimano la natura “flessibile” dell’alloggio.

7 – La sezione della casa flessibile

La sezione verticale ha in questo caso grande importanza. La necessità di realizzare i principali elementi di arredo come letti, tavoli, divani anche a scomparsa totale, incoraggia una progettazione della sezione in funzione di tali accorgimenti. Lo spostamento di un elemento che viene “accolto” dentro un altro elemento può diventare, se esplicitato, un tema compositivo.

Anche nell’aggregazione degli alloggi, e anche nel caso di una progettazione di un complesso di residenze su terreni in declivio, la compenetrazione tra i singoli elementi acquista un valore estetico possibile.

8 – Gli impianti tecnici

Gli impianti di riscaldamento dovranno essere integrati nel pavimento come anche le prese di corrente. Questo tipo di casa necessita quindi di un’intercapedine posta tra il solaio e il pavimento galleggiante, così come è necessario prevedere una controsoffittatura nella quale alloggiare eventuali guide per agganciare pareti e contenitori mobili. Il progetto dovrà interpretare le potenzialità espressive di queste “intercapedini” realizzate in orizzontale e in verticale. Anche l’illuminazione artificiale deve essere pensata in funzione dei parametri della flessibilità. Lo studio dell’illuminazione naturale e artificiale deve essere impostato come fattore integrato nella progettazione, teso a ottimizzare il rapporto tra qualità della luce e contenimento energetico.

9 – L’apporto della scenotecnica teatrale

La predisposizione della casa flessibile ad essere strutturata anche con l’ausilio di parti mobili, incoraggia un accostamento con i principi che informano la scenotecnica dei palcoscenici teatrali e in particolare con le tipologie dei cambi di scena a vista. Questo riferimento, trasferito alla scala dell’alloggio e reinterpretato nella direzione delle funzionalità richieste ad un’abitazione, può fornire spunti su caratteri potenzialmente scenografici di questo tipo di casa.

10 – Chi realizza la casa flessibile?

A questo punto ci chiediamo: quali realtà produttive sarebbero in grado di supportare un simile progetto e in che modo sarebbero in grado di portarlo a compimento?

La realizzazione della casa flessibile può essere affrontata sia con le tecniche tradizionali tipiche di un cantiere di edilizia semplice, sia mediante la standardizzazione di elementi strutturali e di finitura. Il cantiere della casa flessibile presuppone una consistente partecipazione sia industriale che artigianale nel settore degli elementi di interni poiché fortemente integrati al progetto.

Struttura del Laboratorio

Il laboratorio è articolato in un ciclo di lezioni di carattere teorico e tecnico sui temi oggetto d’esame, su opere di architettura riferibili al panorama storico e alla produzione contemporanea italiana e straniera, seminari di lavoro in aula, e alcuni interventi tematici di docenti ospiti. Sono previste due verifiche programmate, con valutazione dello stato di avanzamento dei progetti. L’esame si svolge attraverso un colloquio che dimostri la conoscenza degli argomenti trattati a lezione e della bibliografia, e la presentazione del progetto in Ppt ed esposizione delle tavole.

Il progetto dovrà essere compatibile con gli standard dimensionali minimi di legge previsti sia per la superficie di pianta che di altezza:

Camera da letto matrimoniale mq. 14;

Camera da letto doppia mq. 12;

Camera da letto singola mq. 9;

Altezza minima ambienti m. 2,70

Altezza minima disimpegni e servizi m. 2,40

Superficie consigliata per il soggiorno non inferiore a mq. 30.

Ogni alloggio è dotato di un giardino o di un terrazzo esterno.

I garage per un’auto non dovranno avere una superficie inferiore a mt. 5,50 x 3

La luce strutturale delle residenze non dovrà superare la dimensione massima di mt. 6 (ottimale non superiore a 5).

L’attività progettuale di laboratorio sarà preceduta da un lavoro di ricerca sui temi della flessibilità. Tale lavoro sarà svolto dallo studente in forma di schede analitiche che riportino:

Nome dell’autore/i del progetto;

Titolo dell’opera architettonica;

Luogo;

Anno di progettazione e anno di realizzazione;

Fonte bibliografica (redatta nel formato standard);

Immagini in formato jpg con risoluzione 300 dpi base cm. 20

(nel caso di scansioni sarà riportata la fonte)

Durante il corso delle lezioni verranno analizzate le opere di diversi autori che abbiano come oggetto prioritariamente complessi di residenze. Tra questi le architetture di Giò Ponti, Carlo Scarpa, Tadao Ando, Atelier 5, Marcel Breuer, Alberto Campo Baeza, Louis Kahn, Alvar Aalto, Le Corbusier, Richard Meier, Gerrit Thomas Rietveld Ludwig Mies van der Rohe, Richard Neutra, Alvaro Siza, Eduardo Souto de Moura, Frank Loyd Wright, Sanaa, Shigeru Ban, e altri.

ll progetto sarà redatto nelle scale comprese tra 1:1000 e 1:10.

Gli alloggi

Alloggio A – Superficie coperta mq. 200 max 8 persone

Alloggio B – Superficie coperta mq. 150 max 6 persone

Alloggio C – Supeficie coperta mq. 100 max 4 persone

Alloggio D – Superficie coperta mq. 60 max 2 persone

Alloggi di tipo “A” con studio

Superfice interna netta di riferimento 200 mq + garage per due auto

Alloggi di tipo “B”

Superfice interna netta di riferimento 150 mq + garage per due auto

Alloggi di tipo “C”

Superfice interna netta massima 100 mq + garage.

Alloggi di tipo “D”

Superfice interna netta massima 60 mq. + garage.

 

 

2 VERIFICHE

Martedì 17 Aprile

La prima verifica prevede elaborati disegnati esclusivamente a mano su carta lucida da schizzi.

planimetria completa scala 1:1000

planovolumetria d’insieme e prospetti di studio in scala 1:500

piante, prospetti con le ombre, e sezioni di almeno un alloggio in scala 1.200

assonometria d’insieme 1:500

plastico di studio 1:500

Martedì 22 Maggio

La seconda verifica prevede elaborati disegnati a mano o al computer, a scelta dello studente.

Residenze in pianta, prospetti con le ombre e sezioni in scala 1:100

Un alloggio in scala 1:50

Progetto dell’edificio comune alle scale appropriate

Viste tridimensionali del progetto secondo i punti di vista stabiliti

Aggiornamento degli elaborati precedenti

TAVOLE ED ELABORATI D’ESAME

Tutti gli elaborati d’esame dovranno essere consegnati al momento dell’’esame raccolti in un CD o DVD.

I rendering dovranno essere salvati in formato tif con risoluzione  300 dpi, con base minima di cm. 21

Formato delle tavole: A1 orizzontale su fondo bianco prive di squadratura e con intestazione e scritte come da layout fornito dal corso.

– Due tavole riassuntive per esposizione impaginate con layout fornito dal corso in formato 100×70 0rizzontale

– Planovolumetria e profili in scala 1:500

– Piante dei vari livelli in scala 1:200

– Sezioni e prospetti con le ombre in scala 1: 200

– Approfondimento in scala 1:100 e 1:50 in pianta, prospetto e sezione.

– Inserimento assonometrico del progetto nel contesto secondo le angolazioni indicate.

– Inserimento prospettico del progetto nel contesto secondo i punti di vista predefiniti – rendering dei fotoinserimenti in formato tif 300 DPI base minima cm. 21

– plastico in scala 1:500

AVVERTENZA

Si ricorda che lo studente è vincolato nell’eventuale diffusione a mezzo stampa o WEB degli elaborati progettuali a riportare per esteso nell’intestazione e all’interno di ogni immagine il nome dell’Università, della Facoltà, del Laboratorio, del Docente, dello Studente, l’ A.A.

BIBLIOGRAFIA

Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura, Campi del sapere/Feltrinelli, Milano 1987 (prima edizione 1966)

Massimo Birindelli, L’occhio di Venere. Simmetrie irregolari e analisi formale, Officina Edizioni, Roma 1991 (in particolare cap. 3 Valle Giulia e cap. 4 La scalinata di Spagna)

Piero Ostilio Rossi, Roma. Guida all’Architettura Moderna. 1909-2011, Editori Laterza, 2012

Massimo Zammerini (a cura di), Il mito del bianco in architettura, Quodlibet, Macerata 2014.

Alfonso Acocella, L’architettura del mattone faccia a vista, Faenza 2009.

Sul tema della “casa flessibile” sono consigliati i seguenti testi:

Massimo Zammerini, Edifici per abitare, Edilstampa, Roma 2004

Massimo Zammerini, La Casa flessibile, in: “A&A Architettura e Ambiente Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto” n. 20/2009 “Architettura per l’abitare contemporaneo” a cura di S. Leone, e Allegato La casa contemporanea, Palombi Editori, Roma 2009, pp. 50-61.

Massimo Zammerini, Il linguaggio astratto nella residenza urbana contemporanea, in: “A&A Architettura e Ambiente, Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto”, n. 22/2010, Palombi Editori, Roma 2010.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *