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LABORATORIO DI PROGETTAZIONE III A.A. 2017/2018 PROGRAMMA

Sapienza Università di Roma – Facoltà di Architettura

Laboratorio di Progettazione III

A.A. 2017/2018

Prof. Massimo Zammerini

Tema del Laboratorio

UNA CASA FLESSIBILE

Obiettivi formativi

Il Laboratorio del terzo anno si colloca rispetto al corso di studi quinquennale in una fase centrale della formazione. Dopo le esperienze dei due anni precedenti, il tema dell’edificio complesso apre verso una nuova consapevolezza rispetto a:

– i rapporti di scala tipici di uno spazio multifunzionale a destinazione residenziale e pubblica;

– il rapporto interno/esterno ed edificio/contesto, che si carica dei significati esprimibili da un’emergenza architettonica, ubicata all’interno della città consolidata.

Obiettivo del Laboratorio è la piena acquisizione delle teorie e delle tecniche che congiuntamente concorrono alla costruzione dell’idea progettuale dell’edificio complesso.

Contenuti

Il corso affronta l’inserimento di un nuovo intervento a destinazione residenziale da realizzare su un terreno che presenta una sezione in declivio in via Affogalasino, in un’area all’interno della Valle dei Casali attualmente occupata da strutture precarie. In quest’area dovrà essere progettato un complesso di abitazioni realizzato su livelli progressivi, giacente su un pendio naturale la cui sezione dovrà essere rispettata, riducendo al minimo le opere di sbancamento. A valle sarà ubicata una piazza con un edificio pubblico contenente una caffetteria e una libreria. I due complessi, il primo a carattere di residenza privata e il secondo di tipo pubblico si fronteggiano. Tra di essi, la piazza sarà concepita come un giardino dotato di una fontana con specchio d’acqua. L’intervento si inserisce in un contesto paesaggistico con preesistenze storiche e naturali significative, tra le quali spicca la Villa York edificata alla fine del Seicento. Tra l’area di progetto e la strada sottostante posta a valle si verifica un salto di quota graduale. Questa condizione particolare restituisce all’area di progetto caratteristiche di panoramicità nella parte alta.

Le residenze, su uno o due livelli avranno ognuna uno o due posti auto coperti e saranno progettate secondo un programma che realizzi un elevato livello di flessibilità interna.

 

La casa flessibile in 10 punti.

1 – Chi vuole una casa flessibile?

Tra le esigenze espresse dalla società contemporanea emerge l’aspirazione ad un modello abitativo che dia la possibilità di adattarsi nel tempo ad usi che possono mutare, non solo in relazione al numero degli abitanti, ma anche all’opportunità di annettere locali per lavorare, ambienti da porre in locazione per creare reddito, stanze per ospitare temporaneamente parenti o amici. L’idea di una casa “flessibile” non è una novità, ma si scontra nell’era industriale e post industriale, soprattutto nelle grandi città, con un’offerta rigida vincolata a ferree regole di mercato.

A fronte di un’offerta di alloggi inadeguata rispetto a tali esigenze, è opportuno riconsiderare la progettazione della casa contemporanea partendo da uno studio sulla pianta, sulla struttura, sull’impostazione impiantistica e sulla caratterizzazione tipologica e morfologica.

Al fine di non sconfinare in ipotesi lontane da una reale fattibilità, l’idea è quella di proporre alloggi di dimensioni simili a quelli maggiormente richiesti, offrendo però un sistema distributivo facilmente adattabile al cambiamento delle esigenze abitative, nel rispetto degli standard in uso nei vari paesi. Il panorama internazionale offre alcuni spunti in tale direzione, concentrati fondamentalmente sulla casa isolata. Meno frequenti gli esempi di complessi di case aggregate impostati sull’idea di flessibilità interna, per ottenere la quale ci si scontra con diversi problemi pratici: accessibilità, affacci esterni, collegamenti verticali.

Di pari importanza emerge la necessità di riaffermare l’importanza della configurazione d’insieme dei complessi abitativi che dovrebbero strutturare lo spazio esterno nelle dimensioni tipiche della “strada” e della “piazza”.

Il tema della casa flessibile affronta queste problematiche ed è già stato sviluppato in alcuni progetti realizzati. Tra questi possiamo ricordare, partendo in ordine cronologico dal Modernismo in avanti: di Le Corbusier, la Casa Loucheur del 1924, non realizzata, di Thomas G. Rietveld, la Casa Schroeder sempre del ’24, di Ludwig Mies van der Rohe, la Hubbe House a Magdeburgo del 1935, di Herman Hertzberger, la Diagoon Housing a Delft degli anni 1977/70 e poi tra i contemporanei, di Shigeru Ban, la 2/5 House Hyogo del 1995 e la casa a Kuruizawa del 1994/97, di PKMN architectures, la Casa Mje a Salinas in Spagna, di Oki Sato Nendo, la Drawer House a Tokyo del 2011/13, di CLEI, l’“Elastic living” per la Biennale di Milano, di Arrhov Frick Arkitektkontor, la Hammarby gard. Hus 2 di Stoccolma, di Proctor and Matthews Architects, il Greenwich Millennium Village, RB Greenwic London, del 2004, di Ensemble Studio (Anton Garcia Abril e Debora Mesa) la Cyclopean House, Boston, del 2015.

2 – Mobili “mobili”

La progettazione di una casa flessibile si articola nei passaggi consueti tra scale differenti con attenzione al disegno urbano, ai caratteri dell’architettura e alle soluzioni di dettaglio, affidando all’arredo interno un ruolo fondamentale, concepito come un vero apparato architettonico multifunzionale e mobile che sostituisce la partizione muraria interna non strutturale.

Gli alloggi pensati per una casa flessibile sono concepiti con un elevato grado di specificità: studio delle funzioni interne possibili, criteri distributivi in relazione alle trasformazioni ipotizzate, superamento integrale delle barriere architettoniche, un’idea strutturale che ottimizzi il concetto di pianta libera, soluzioni impiantistiche e illuminotecniche in grado di supportare l’idea di flessibilità, facilità di gestione e manutenzione dell’immobile. Dunque, ha una grande importanza la concezione degli elementi di arredo intesi come architetture predisposte al tema della flessibilità. Armadiature, librerie, contenitori, piani di lavoro potranno definire spazi trasformabili nel tempo.

3 – Spazi flessibili

Il tema della flessibilità dell’organizzazione funzionale dello spazio interno dell’alloggio favorisce una forma di integrazione con l’idea di open space tipica di ambienti anche non residenziali come il moderno edificio per uffici, o il loft di derivazione post industriale, come nel progetto di OMA per il “Concrete” realizzato in Arsekal Avenue a Dubai nel 2017 e molti altri esempi.

4 – Dalla casa unifamiliare al complesso di residenze aggregate

La casa flessibile viene ideata pensando alla possibilità di modificare nel tempo l’organizzazione funzionale dell’alloggio, senza ricorrere ad interventi sulla struttura muraria, e con una particolare attenzione alle relazioni tra la casa e il suo intorno. Gli alloggi che si trovano a contatto con il suolo per esempio dovrebbero essere dotati di un giardino che favorisca una forte compenetrazione tra spazi interni ed esterni, concepiti questi ultimi come estensioni dello spazio interno e attrezzati per la vita all’aperto nella stagione calda, ma anche come risorsa vera e propria qualora sia possibile inserire alcune coltivazioni per uso domestico. I giardini/orti dovrebbero a loro volta essere concepiti come aree di filtro tra la parte privata dell’alloggio e la parte pubblica della strada, offrendosi alla vista anche dall’esterno come arricchimento estetico della strada stessa. Lo stesso vale per i fronti delle abitazioni che diventano le quinte delle strade o delle piazze. Progettare una casa significa quindi progettare la strada, la piazza o il giardino sul quale si affacciano.

5 – La pianta della casa flessibile

La flessibilità interna riguarda la zona soggiorno e la zona notte, essendo la zona servizi vincolata a soluzioni impiantistiche idrauliche fisse. Questo è un punto fondamentale. L’area destinata ai servizi si può configurare in diversi modi: può essere un nucleo, anche caratterizzato per forma e struttura, la sua ubicazione non può essere propriamente centrale perché necessita di aerazione e luce naturali e condiziona la relazione tra zona notte e zona giorno.

Gli alloggi dovrebbero avere una pianta che partendo da uno spazio disponibile e vuoto possa suddividersi secondo alcuni schemi prefissati dal progettista, che nel tempo possono avvicendarsi a seconda delle esigenze mutevoli, ma essere anche implementati direttamente dagli abitanti. L’ambiente di soggiorno dovrebbe essere concepito come uno spazio disponibile ad assolvere la sua funzione ma poter tornare alle fattezze di uno spazio completamente vuoto, utilizzabile per piccole esposizioni, riunioni, eventi di varia natura.

La limitata presenza di tramezzature interne fisse porterà verso la definizione dell’alloggio come una sorta di “piattaforma orizzontale” caratterizzata dalla volumetria fissa dei servizi.

L’intradosso dei soffitti e i pavimenti assolvono la funzione di supporti ove alloggiare attrezzature e pareti scorrevoli.

6 – Il perimetro dell’alloggio

La definizione dei caratteri della perimetrazione del singolo alloggio varia in funzione di diversi fattori, ma in particolare dalle modalità aggregative del complesso di alloggi, dal criterio di corrispondenza tra interno ed esterno e dall’esplicitazione del tema della flessibilità.

Sul piano della definizione di un linguaggio architettonico specifico, l’elemento innovativo del tema deve trovare espressioni congruenti.

In relazione all’idea del perimetro e del ruolo svolto dal nucleo invariante dei servizi, possiamo azzardare alcuni possibili intendimenti: il perimetro è quasi completamente vetrato e il nucleo servizi è posizionato lungo uno dei lati; il perimetro è composto da un’alternanza di vuoti e di pieni dove questi ultimi accolgono contenitori rivolti verso l’interno; viene inserito un patio vetrato all’interno dell’alloggio che modifica le esigenze di trasparenza del perimetro e rende possibile il posizionamento del nucleo servizi in posizione centrale o laterale; nel caso di tipologie a schiera le pareti divisorie tra un alloggio e l’altro, non potendo avere bucature, possono alloggiare gran parte dei contenitori e delle attrezzature.

Da queste poche alternative si deduce che i prospetti di queste case giocano un ruolo altrettanto importante della pianta. Si configurano come elementi eventualmente dotati di episodi plasticamente rilevanti che esprimano la natura “flessibile” dell’alloggio.

7 – La sezione della casa flessibile

La sezione verticale ha in questo caso grande importanza. La necessità di realizzare i principali elementi di arredo come letti, tavoli, divani anche a scomparsa totale, incoraggia una progettazione della sezione in funzione di tali accorgimenti. Lo spostamento di un elemento che viene “accolto” dentro un altro elemento può diventare, se esplicitato, un tema compositivo.

Anche nell’aggregazione degli alloggi, e anche nel caso di una progettazione di un complesso di residenze su terreni in declivio, la compenetrazione tra i singoli elementi acquista un valore estetico possibile.

8 – Gli impianti tecnici

Gli impianti di riscaldamento dovranno essere integrati nel pavimento come anche le prese di corrente. Questo tipo di casa necessita quindi di un’intercapedine posta tra il solaio e il pavimento galleggiante, così come è necessario prevedere una controsoffittatura nella quale alloggiare eventuali guide per agganciare pareti e contenitori mobili. Il progetto dovrà interpretare le potenzialità espressive di queste “intercapedini” realizzate in orizzontale e in verticale. Anche l’illuminazione artificiale deve essere pensata in funzione dei parametri della flessibilità. Lo studio dell’illuminazione naturale e artificiale deve essere impostato come fattore integrato nella progettazione, teso a ottimizzare il rapporto tra qualità della luce e contenimento energetico.

9 – L’apporto della scenotecnica teatrale

La predisposizione della casa flessibile ad essere strutturata anche con l’ausilio di parti mobili, incoraggia un accostamento con i principi che informano la scenotecnica dei palcoscenici teatrali e in particolare con le tipologie dei cambi di scena a vista. Questo riferimento, trasferito alla scala dell’alloggio e reinterpretato nella direzione delle funzionalità richieste ad un’abitazione, può fornire spunti su caratteri potenzialmente scenografici di questo tipo di casa.

10 – Chi realizza la casa flessibile?

A questo punto ci chiediamo: quali realtà produttive sarebbero in grado di supportare un simile progetto e in che modo sarebbero in grado di portarlo a compimento?

La realizzazione della casa flessibile può essere affrontata sia con le tecniche tradizionali tipiche di un cantiere di edilizia semplice, sia mediante la standardizzazione di elementi strutturali e di finitura. Il cantiere della casa flessibile presuppone una consistente partecipazione sia industriale che artigianale nel settore degli elementi di interni poiché fortemente integrati al progetto.

Struttura del Laboratorio

Il laboratorio è articolato in un ciclo di lezioni di carattere teorico e tecnico sui temi oggetto d’esame, su opere di architettura riferibili al panorama storico e alla produzione contemporanea italiana e straniera, seminari di lavoro in aula, e alcuni interventi tematici di docenti ospiti. Sono previste due verifiche programmate, con valutazione dello stato di avanzamento dei progetti. L’esame si svolge attraverso un colloquio che dimostri la conoscenza degli argomenti trattati a lezione e della bibliografia, e la presentazione del progetto in Ppt ed esposizione delle tavole.

Il progetto dovrà essere compatibile con gli standard dimensionali minimi di legge previsti sia per la superficie di pianta che di altezza:

Camera da letto matrimoniale mq. 14;

Camera da letto doppia mq. 12;

Camera da letto singola mq. 9;

Altezza minima ambienti m. 2,70

Altezza minima disimpegni e servizi m. 2,40

Superficie consigliata per il soggiorno non inferiore a mq. 30.

Ogni alloggio è dotato di un giardino o di un terrazzo esterno.

I garage per un’auto non dovranno avere una superficie inferiore a mt. 5,50 x 3

La luce strutturale delle residenze non dovrà superare la dimensione massima di mt. 6 (ottimale non superiore a 5).

L’attività progettuale di laboratorio sarà preceduta da un lavoro di ricerca sui temi della flessibilità. Tale lavoro sarà svolto dallo studente in forma di schede analitiche che riportino:

Nome dell’autore/i del progetto;

Titolo dell’opera architettonica;

Luogo;

Anno di progettazione e anno di realizzazione;

Fonte bibliografica (redatta nel formato standard);

Immagini in formato jpg con risoluzione 300 dpi base cm. 20

(nel caso di scansioni sarà riportata la fonte)

Durante il corso delle lezioni verranno analizzate le opere di diversi autori che abbiano come oggetto prioritariamente complessi di residenze. Tra questi le architetture di Giò Ponti, Carlo Scarpa, Tadao Ando, Atelier 5, Marcel Breuer, Alberto Campo Baeza, Louis Kahn, Alvar Aalto, Le Corbusier, Richard Meier, Gerrit Thomas Rietveld Ludwig Mies van der Rohe, Richard Neutra, Alvaro Siza, Eduardo Souto de Moura, Frank Loyd Wright, Sanaa, Shigeru Ban, e altri.

ll progetto sarà redatto nelle scale comprese tra 1:1000 e 1:10.

Gli alloggi

Alloggio A – Superficie coperta mq. 200 max 8 persone

Alloggio B – Superficie coperta mq. 150 max 6 persone

Alloggio C – Supeficie coperta mq. 100 max 4 persone

Alloggio D – Superficie coperta mq. 60 max 2 persone

Alloggi di tipo “A” con studio

Superfice interna netta di riferimento 200 mq + garage per due auto

Alloggi di tipo “B”

Superfice interna netta di riferimento 150 mq + garage per due auto

Alloggi di tipo “C”

Superfice interna netta massima 100 mq + garage.

Alloggi di tipo “D”

Superfice interna netta massima 60 mq. + garage.

 

 

2 VERIFICHE

Martedì 17 Aprile

La prima verifica prevede elaborati disegnati esclusivamente a mano su carta lucida da schizzi.

planimetria completa scala 1:1000

planovolumetria d’insieme e prospetti di studio in scala 1:500

piante, prospetti con le ombre, e sezioni di almeno un alloggio in scala 1.200

assonometria d’insieme 1:500

plastico di studio 1:500

Martedì 22 Maggio

La seconda verifica prevede elaborati disegnati a mano o al computer, a scelta dello studente.

Residenze in pianta, prospetti con le ombre e sezioni in scala 1:100

Un alloggio in scala 1:50

Progetto dell’edificio comune alle scale appropriate

Viste tridimensionali del progetto secondo i punti di vista stabiliti

Aggiornamento degli elaborati precedenti

TAVOLE ED ELABORATI D’ESAME

Tutti gli elaborati d’esame dovranno essere consegnati al momento dell’’esame raccolti in un CD o DVD.

I rendering dovranno essere salvati in formato tif con risoluzione  300 dpi, con base minima di cm. 21

Formato delle tavole: A1 orizzontale su fondo bianco prive di squadratura e con intestazione e scritte come da layout fornito dal corso.

– Due tavole riassuntive per esposizione impaginate con layout fornito dal corso in formato 100×70 0rizzontale

– Planovolumetria e profili in scala 1:500

– Piante dei vari livelli in scala 1:200

– Sezioni e prospetti con le ombre in scala 1: 200

– Approfondimento in scala 1:100 e 1:50 in pianta, prospetto e sezione.

– Inserimento assonometrico del progetto nel contesto secondo le angolazioni indicate.

– Inserimento prospettico del progetto nel contesto secondo i punti di vista predefiniti – rendering dei fotoinserimenti in formato tif 300 DPI base minima cm. 21

– plastico in scala 1:500

AVVERTENZA

Si ricorda che lo studente è vincolato nell’eventuale diffusione a mezzo stampa o WEB degli elaborati progettuali a riportare per esteso nell’intestazione e all’interno di ogni immagine il nome dell’Università, della Facoltà, del Laboratorio, del Docente, dello Studente, l’ A.A.

BIBLIOGRAFIA

Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura, Campi del sapere/Feltrinelli, Milano 1987 (prima edizione 1966)

Massimo Birindelli, L’occhio di Venere. Simmetrie irregolari e analisi formale, Officina Edizioni, Roma 1991 (in particolare cap. 3 Valle Giulia e cap. 4 La scalinata di Spagna)

Piero Ostilio Rossi, Roma. Guida all’Architettura Moderna. 1909-2011, Editori Laterza, 2012

Massimo Zammerini (a cura di), Il mito del bianco in architettura, Quodlibet, Macerata 2014.

Alfonso Acocella, L’architettura del mattone faccia a vista, Faenza 2009.

Sul tema della “casa flessibile” sono consigliati i seguenti testi:

Massimo Zammerini, Edifici per abitare, Edilstampa, Roma 2004

Massimo Zammerini, La Casa flessibile, in: “A&A Architettura e Ambiente Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto” n. 20/2009 “Architettura per l’abitare contemporaneo” a cura di S. Leone, e Allegato La casa contemporanea, Palombi Editori, Roma 2009, pp. 50-61.

Massimo Zammerini, Il linguaggio astratto nella residenza urbana contemporanea, in: “A&A Architettura e Ambiente, Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto”, n. 22/2010, Palombi Editori, Roma 2010.

Corso di Scenografia A.A. 2017/18 – Programma

UNIVERSITÀ “SAPIENZA” DI ROMA
FACOLTA’ DI ARCHITETTURA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE UE, LAUREA SPECIALISTICA

CORSO DI SCENOGRAFIA A.A. 2017/18
Prof. Massimo Zammerini

Seminario “Analisi del testo drammatico”
Prof. Carlo Albarello

Obiettivi del Corso
Il corso si propone di trasmettere le conoscenze teoriche e tecniche che riguardano la progettazione di un allestimento scenico teatrale.
La complessità della formazione della figura di scenografo rende necessaria un’apertura verso le forme d’arte come la letteratura, la pittura, la musica, le arti in generale e i principi di base della regia e della recitazione.

Oggetto del Corso
Il corso ha come oggetto la progettazione di un allestimento scenico. La struttura del corso prevede lezioni sulle teorie e le tecniche per la progettazione di una scenografia da realizzare all’interno di un palcoscenico.
Le nozioni di scenotecnica riguarderanno le tecniche costruttive per la realizzazione di scenografie teatrali di prosa e di lirica da realizzare in palcoscenico.
Lo studente dovrà dimostrare di aver acquisito le informazioni essenziali di scenotecnica e storia della scenografia in relazione ai contenuti delle lezioni e dei testi consigliati.
Nelle attività integrative (esercitazioni, laboratori, incontri con artisti) il corso vuole introdurre gli studenti alla conoscenza degli strumenti e dei metodi essenziali per lo studio di questa forma d’arte e al contatto vivo e diretto con l’ambiente teatrale.

L’interpretazione
L’interpretazione dei significati interni ad un testo è il lavoro creativo alla base del progetto e viene svolto dallo scenografo insieme al regista e al direttore d’orchestra. Il buon esito di un allestimento dipende da molti fattori, come la qualità dell’esecuzione musicale, la bravura dei cantanti, la regia, la scenografia e i costumi, ma in realtà ciò che davvero conta è il carattere organico della messinscena, che deve offrire al pubblico una chiave interpretativa efficace. Come per ogni forma di spettacolo, la capacità di comunicare al pubblico è fondamentale. La scenografia, con i relativi cambiamenti di scena, fornisce allo spettatore l’immagine degli spazi all’interno dei quali si svolge la vicenda. Questi spazi devono più evocare che rappresentare nel senso che, come quando si legge un libro, è l’immaginazione del lettore/spettatore che deve essere stimolata.
La scena è abitata dagli attori, dai cantanti, dal coro, dai ballerini, dalle comparse, dunque il movimento di queste masse è parte integrante del progetto, poiché le situazioni spaziali che costruiscono le immagini faranno da sfondo alle azioni degli interpreti. Queste figure umane studiate dal costumista, che può essere lo scenografo stesso, si dovranno muovere agevolmente sulla scena, dovranno entrare e uscire di scena nei modi e nei tempi fissati dalla vicenda e dalla regia.

L’ideazione
L’invenzione scenica presuppone un’approfondita conoscenza della storia dell’architettura, perché il processo di astrazione necessario alla formulazione delle idee spaziali-figurative prende avvio da un insieme di fattori determinanti tra i quali il contesto storico di riferimento. Altrettanto importanti sono i riferimenti pittorici e artistici in generale e la conoscenza delle regole fondamentali della scenotecnica e della prospettiva.
Il mezzo grafico per la comunicazione di una scenografia è il bozzetto, cioè una prospettiva centrale il cui punto di vista viene chiamato “occhio del principe”. Il bozzetto, unitamente a tutte le piante necessarie alla comprensione del funzionamento della scena e alle sezioni, vengono utilizzati anche dal regista e dal direttore d’orchestra per l’impostazione dello spettacolo. Gli stessi elaborati e i disegni esecutivi vengono utilizzati dai tecnici del laboratorio di scenografia che costruiscono l’allestimento.
Lo scenografo è tenuto a fornire un bozzetto per ogni cambiamento di scena e ogni disegno che illustri le caratteristiche dell’impianto, le piante, le sezioni, gli esecutivi degli elementi scenici, l’indicazione dei materiali con i relativi campioni e i trattamenti delle superfici visibili.
Nei criteri di ideazione del progetto è di grande importanza la valutazione degli effetti di luce che si vogliono ottenere, in accordo con il regista, considerando la luce artificiale come materiale vero e proprio dell’ideazione.
In previsione della realizzazione e del montaggio è bene rispettare i criteri di ottimizzazione del progetto per quanto riguarda i tempi di montaggio e smontaggio, i costi, le caratteristiche di modularità, il peso, le dimensioni degli elementi che compongono la scena in funzione del trasporto, la sicurezza ecc.
Per progettare un allestimento scenico è necessario acquisire le nozioni fondamentali di scenotecnica.

Vengono di seguito elencati gli argomenti ritenuti indispensabili ai fini di una preparazione di base necessaria alla redazione del progetto (dal Trattato di Scenotecnica di Bruno Mello, vedi bibliografia):
Il palcoscenico: (pagg. 141-159)
graticciata o soffitta, tiro contrappesato, cambiamento di scena, tiro a mano, palcoscenico, palcoscenico mobile, movimento meccanico del palcoscenico mobile, palcoscenico meccanico, scene azionate su guide (coulisse), su piattaforme girevoli, su carri, scena completa su unico carro, scena su due piattaforme frontali al boccascena, palcoscenico su piattaforma girevole, piattaforma girevole a due anelli concentrici ruotanti in senso inverso uno dall’altro, cambiamento con piccole piattaforme
Periaktoi (piattaforme girevoli pag 168)
Definizione delle parti di una scena: (pagg. 177/179)
Teletta, quinta; Teletta in tela, con sacca in testa e al piede; Quinta armata; Teletta a panneggio; Teletta armata; Principale; Principale zoppo; Fondale.
Nomenclatura delle varie parti del palcoscenico e di elementi di scena: (pagg. 180/201)
Pianta; Palcoscenico; Golfo mistico (fossa d’orchestra); Boccascena mobile, Quinta comandata a mano, Telaio o quinta armata, Torrette metalliche, Arlecchino, Sipario di ferro; Sipario di boccascena, Sipario di velluto su strada in ferro a traliccio azionato elettricamente o a mano, Sipario di tela.
Sipari: Sipario all’italiana, Sipario alla francese, Sipario usato in Grecia, Sipario usato in Germania.
Telai: Telai a doppia fascia (per cambiamenti veloci a vista), Telai di fondo, Burattino, Riva, Riva con mascherina, Come si uniscono i telai, Cerniere, Telai da cernierare, Fianchi in declivio, Plafone (soffitto che copre una scena parapettata), Spezzato armato, Spezzato plastico, Fondino, Scivolo, Scale, Quartabono, Voltatesta, Finali di scale, Praticabile, Fratine, Mezzani, Chiapperine e maniglie in ferro, Tironi, Praticabili a cannocchiale, Nicchio, Squadra.
Panorama: (pagg. 202-215)
Panorama meccanico, Panorama meccanico pneumatico, Panorama sintetico, Moschettone, Zucchetto, Scena parapettata, Panorama rigido, Panorama di uso comune, Panorami trasparenti, Panorama semirigido, Strade centinate in legno di uso comune, Cupola “Fortuny”, Panorama su rulli verticali.
Nodi, Fermi, Morsetto blocca funi, Come si obbiettano gli stangoni, Morsetto di ferro o di ghisa, Trasporto di fianchi speciali, Coma si lascia cadere uno spezzato armato dalla posizione verticale a piano palcoscenico, Fianchi e principali posti in soffitta in posizione obliqua al boccascena.
Carri: (pagg 233/236)
Carri, Carro su binario, Riva a mare, Carro girevole, Macchine.
Armature: (pagg. 264-270)
Catinella, Centine, Plafone cernierato, Fianco a coulisse, Armatura con imbotte irregolare, Carro con fianchi mezzo armati e mezzo liberi, Telai schiacciolati formanti due pezzi di un lungo portone montati su rotaie con ruote e sostenuti da squadre con ruote matte.
Attrezzeria teatrale: (pag. 324)
Cenni fondamentali di illuminotecnica
Riflettori, Proiettori; Illuminazione di una scena a panorama, Alba, Tramonto, Raggio di luce e suo rendimento, Fonte luminosa, Illuminazione di una scena, Palcoscenico-disposizione schematica delle apparecchiature elettriche di un teatro, Ponte luce

La realizzazione
L’ideazione di un progetto scenico per uno spettacolo teatrale nasce, come abbiamo detto, dall’intesa tra più figure professionali: lo scenografo, il regista, il direttore d’orchestra per le opere liriche, il costumista, il tecnico delle luci, il coreografo ecc..
Le figure coinvolte nella messinscena sono molte: oltre a quelle già citate, i relativi aiuti e assistenti, il direttore di scena, il direttore di palcoscenico, il tecnico delle luci, gli attrezzisti, i trovarobe, le sarte ecc.
Nel laboratorio di scenografia dove vengono costruite le scene lavorano gli scenografi realizzatori, i falegnami, i pittori scenografi, i tappezzieri, i decoratori che realizzano tutte le lavorazioni speciali su superfici e materiali di vario genere, e dove vengono realizzate anche le strutture in resina e i relativi calchi, le sculture ecc.
Una voce a parte è costituita dall’attrezzeria, cioè gli oggetti di scena che sono realizzati appositamente o “di repertorio”, custoditi in appositi depositi e noleggiati per l’occasione.
E’ nell’interesse dello scenografo controllare personalmente le fasi di realizzazione della scena in laboratorio assicurandosi così un’esecuzione fedele alle indicazioni riportate nei disegni.
E’ anche compito dello scenografo assistere alle prove di palcoscenico sia prima che dopo il montaggio della scena in teatro, per apportare eventuali modifiche imposte dalla regia.

Lo studio della scenografia passa anche attraverso la conoscenza delle figure di maggior importanza che hanno operato nel corso della storia. Tra questi, sono di seguito elencati alcuni scenografi, la cui conoscenza è ritenuta di base e indispensabile ai fini del sostenimento dell’esame.
– Il Rinascimento:
Baldassarre Peruzzi, Sebastiano Serlio, Vincenzo Scamozzi.
– Il Barocco:
Gian Lorenzo Bernini, Ferdinando Bibiena, Giuseppe Bibiena.
– Il Settecento:
Filippo Juvarra, Luigi Vanvitelli, Fabbrizio e Giuseppe Galliari, Pietro Gonzaga.
– Il Neoclassicismo:
Antonio Piccolini, Alessandro Sanquirico, Antonio Basoli, Giuseppe Bertoia, Simon Quaglio, Francesco Cocchi.
– Il Novecento, gli artisti e la scenografia:
Mario Ceroli, Pablo Picasso, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Alberto Burri, Giangiacomo Balla, Giuseppe De Pisis, Enrico Prampolini, Alexander Calder, Giacomo Manzu’, Arnaldo Pomodoro, Adolphe Appia, Gordon Craig.
– Gli scenografi italiani:
Gae Aulenti, Maurizio Balò, Uberto Bertacca, Aldo Buti, Giulio Coltellacci, Luciano Damiani, Ezio Frigerio, Enrico Job, Dante Ferretti, Roberto Francia, Mario Garbuglia, Bruno Garofalo, Emanuele Luzzati, Pier Luigi Pizzi, Studio Azzurro, Paolo Tommasi, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli.
– Gli scenografi stranieri:
Josef Svoboda, Beni Montresor, Hugo de Ana, Pier’Alli, Robert Wilson, Maria Bjornson, Callixto Bieito.
-I contributi delle tecniche multimediali
Sono di grande importanza i contributi provenienti dalle nuova forme di visualità e di integrazione tra le diverse espressioni artistiche, che entrano nel mondo della scena e della rappresentazione.

Tema progettuale
Scenografie per “Spettri” di Henrik Ibsen.
Il palcoscenico adottato è quello del Teatro Argentina di Roma.

Fasi del Progetto
Lettura e analisi del testo. Analisi dei principali elementi di condizionamento e di ispirazione per le soluzioni sceniche.
Ipotesi sui cambiamenti di scena e relative scelte tecnico-progettuali.
Formulazione dei bozzetti in scala 1:50, di una pianta e di una sezione trasversale in scala 1:100 con verifica in pianta e in sezione dei traguardi.
Dimensionamento dei componenti della scena in funzione della dimensione e delle caratteristiche del palcoscenico.

Avvertenze
1 – Le revisioni degli elaborati in pianta e sezione, e dei disegni esecutivi, verranno fatte solo su supporto cartaceo, fatta eccezione per la visualizzazione dei rendering e delle animazioni.
2 – Gli studenti dovranno assistere ad almeno due rappresentazioni teatrali a Roma o altrove nella stagione 2017-18 e dovranno saperne riferire criticamente.
3 – Si ricorda che lo studente è vincolato nell’eventuale diffusione a mezzo stampa o WEB degli elaborati progettuali a riportare per esteso nell’intestazione e all’interno di ogni immagine il nome dell’Università accompagnato dal logo, il nome della Facoltà, il nome del Laboratorio e A.A., e il nome del docente e dei collaboratori.

Elaborati d’esame
Tutti gli elaborati devono essere raccolti in un CD consegnato prima dell’esame. Le immagini dei bozzetti renderizzate saranno a 2480 x 1860 e salvate in formato tif a 300 dpi.
– Una tavola formato A1 verticale su supporto rigido leggero con layout fornito dal corso contenente i bozzetti dei cambi di scena
– Una tavola formato A1 verticale su supporto rigido leggero con layout fornito dal corso contenente una pianta, una sezione e particolari costruttivi.
– Animazione 3D dei cambi di scena a vista
– Plastico in scala
Tavole formato A1 orizzontale
– Piante dei principali cambi di scena in scala 1:100 e 1:50
– Sezioni significative dell’impianto scenico in scala 1:100 e 1:50
– Disegni esecutivi dei componenti della scena in scala 1:20

Bibliografia
Seminario del Prof. Carlo Albarello: Le forme del tragico moderno
ALLEGRI L., Prima lezione sul teatro, Roma-Bari, Laterza, 2012.
BERNARDI C., SUSA C. (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2013 (le parti riguardanti il teatro moderno e Ibsen).
ZANLONGHI G., La regia teatrale nel secondo Novecento: utopie, forme, pratiche, Roma, Carocci, 2009.

Testi sulla Scenografia teatrale.
ARRUGA L., CELLA F. (A CURA DI), 2006, Pier Luigi Pizzi Inventore di teatro, Torino, Ed. Umberto Allemandi & C.
CARLUCCI S., SORESI G., URSINI URSIC G. (A CURA DI), 1984: Josef Svoboda,. Milano.
MELLO B., 1984, Trattato di Scenotecnica, Novara, Gorlich – Istituto Geografico De Agostini.
SVOBODA J., 1997, I segreti dello Spazio Teatrale, Milano, Ed. Ubulibri.
URSINI URSIC G. (A CURA DI), 2001, Ezio Frigerio, s.l.
PERELLI F., Storia della scenografia – Dall’antichità al Novecento, Carocci Editore, Roma 2002.
CRUCIANI F., Lo Spazio del Teatro, Ed. Laterza, Roma-Bari, 1992.
WILSON R., Wilson alla Scala, Umberto Allemandi & C.
ZAMMERINI M., Cambio di Scena, La scenografia teatrale, architettura tra realismo e astrazione, Edizioni Kappa, Roma 2012.
POMODORO A., Il teatro scolpito, a cura di A. Calbi, Feltrinelli, Milano 2012.

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE III A.A. 2016/17 PROGRAMMA

Sapienza Università di Roma – Facoltà di Architettura

Laboratorio di Progettazione III

A.A. 2016/2017

Prof. Massimo Zammerini

 

 

Tema del Laboratorio

 

UNA CASA FLESSIBILE

Residenze a schiera con ambiente di lavoro lungo un asse urbano

e servizi comuni su una piazza giardino

 

 

“Sono entrato nella casa appena finita, pulita, candida, vuota con tutte le pareti nude, i soffitti nudi e il pavimento completamente sgombro. Ho provato in quei momenti una sensazione meravigliosa, ho immaginato tutto ciò che avrei potuto fare e mi sono sentito libero.”

 

 

Obiettivi formativi

Il Laboratorio del terzo anno si colloca rispetto al corso di studi quinquennale in una fase centrale della formazione. Dopo le esperienze dei due anni precedenti, il tema dell’edificio complesso apre verso una nuova consapevolezza rispetto a:

– i rapporti di scala tipici di uno spazio multifunzionale a destinazione residenziale e pubblica;

– il rapporto interno/esterno ed edificio/contesto, che si carica dei significati esprimibili da un’emergenza architettonica, ubicata all’interno della città consolidata.

Obiettivo del Laboratorio è la piena acquisizione delle teorie e delle tecniche che congiuntamente concorrono alla costruzione dell’idea progettuale dell’edificio complesso.

 

Contenuti

Il corso affronta l’inserimento di un nuovo intervento nel contesto storicizzato dell’EUR. Pertanto sarà oggetto di prioritario interesse l’approfondimento del disegno urbano del quartiere, la struttura e i tracciati, le emergenze architettoniche e monumentali, il sistema del verde progettato. Il quartiere nel suo insieme, con le stratificazioni successive alla sua realizzazione come E 42, verrà assunto come tema di studio rispetto al quale la proposta progettuale dovrà stabilire connessioni significative.

Il Laboratorio propone il tema della progettazione di due complessi gemelli di edifici a destinazione residenziale. Il progetto si pone come sintesi formale delle diverse componenti del progetto di architettura: studio delle funzioni, criteri distributivi, idea strutturale, soluzioni impiantistiche e illuminotecniche,  gestione, fruizione e manutenzione.

L’area prescelta per il progetto è costituita da due lotti posizionati sul lato destro e sinistro di via Cristoforo Colombo con accessi principali su via delle Tre Fontane. I due complessi si dovranno porre come nuove “porte” di accesso dal centro di Roma del quartiere EUR, in stretta relazione anche con l’intervento di Luigi Moretti. Il tema residenziale e l’ubicazione collocano l’esperienza formativa all’interno di una riflessione che comprende il rapporto tra natura e città moderna monumentale.

Il progetto dovrà interpretare il tema della “chiarezza” compositiva espressa dall’impianto del quartiere EUR, dal punto di vista dell’impianto, della morfologia, dei caratteri cromatici e dell’uso dei materiali.

Il laboratorio è articolato in un ciclo di lezioni di carattere teorico e tecnico sui temi oggetto d’esame, su opere di architettura riferibili al panorama storico e alla produzione contemporanea italiana e straniera, seminari di lavoro in aula, e alcuni interventi tematici di docenti ospiti. Sono previste due verifiche programmate, con valutazione dello stato di avanzamento dei progetti. L’esame si svolge attraverso un colloquio che dimostri la conoscenza degli argomenti trattati a lezione e della bibliografia, e la presentazione del progetto.

 

Il Laboratorio propone il tema della progettazione di un complesso di edifici a schiera a destinazione residenziale la cui conformazione planimetrica d’insieme realizzi un sistema urbano composto da una strada e da una piazza.

Il concept fornito dal corso è impostato sull’idea di proporre un modello insediativo basato su un due assi e due piazze ideati in modo da stabilire una dialettica con l’impianto urbano dell’E42.

 

Gli alloggi, dotati di uno spazio di lavoro al piano terreno, saranno concepiti anche con un elevato grado di flessibilità interna. Il progetto si pone come sintesi formale delle diverse componenti del progetto di architettura: studio delle funzioni, criteri distributivi, superamento delle barriere architettoniche, idea strutturale, soluzioni impiantistiche e illuminotecniche, gestione, fruizione e manutenzione.

Il tema della flessibilità dell’organizzazione funzionale dello spazio interno dell’alloggio favorisce una forma di integrazione con l’idea di open space tipica di ambienti anche non residenziali come il moderno edificio per uffici, o il loft di derivazione post industriale.

La casa flessibile dovrà essere concepita pensando alla possibilità di modificare nel tempo l’organizzazione funzionale dell’alloggio, senza ricorrere ad interventi sulla struttura muraria.

Gli alloggi, tutti a contatto con il suolo e dotati di un giardino, dovranno favorire una forte compenetrazione tra spazi interni ed esterni, concepiti questi ultimi come estensioni dello spazio interno e attrezzati per la vita all’aperto nella stagione calda.

I giardini saranno a loro volta concepiti come aree di filtro tra la parte privata dell’alloggio e la parte pubblica della strada, non accessibile alle autovetture.

Le auto potranno scorrere solo sul perimetro esterno del complesso. Conseguentemente tutti i garage delle abitazioni si disporranno lungo il perimetro esterno.

 

Organizzazione del Laboratorio

Il laboratorio è articolato in un ciclo di lezioni di carattere teorico e tecnico sui temi oggetto d’esame, su opere di architettura riferibili al panorama storico e alla produzione contemporanea italiana e straniera, seminari di lavoro in aula, e alcuni interventi tematici di docenti ospiti. Sono previste due verifiche programmate, con valutazione dello stato di avanzamento dei progetti.

L’esame si svolge attraverso un colloquio che dimostri la conoscenza degli argomenti trattati a lezione e dei  testi indicati nella bibliografia, e la presentazione del progetto in Ppt ed esposizione delle tavole.

 

Tema progettuale

EUR

Residenze a schiera con ambiente di lavoro lungo un asse urbano e servizi comuni su una piazza giardino

Progettazione di un complesso di residenze di tipo a schiera su due o tre piani, disposte planimetricamente a formare una strada che si conclude con una piazza/giardino e un servizio comune. La tipologia a schiera imporrà due pareti in comune e i due fronti esterni vetrati. Per ottimizzare illuminazione e aerazione, sarà possibile realizzare un patio interno vetrato.

Gli alloggi terminali saranno studiati in continuità con le schiere ma si dovranno porre come elementi di testata, con tre affacci.

Ogni alloggio sarà dotato di un garage per una o due auto. La flessibilità interna riguarderà la zona soggiorno e la zona notte, essendo la zona servizi vincolata a soluzioni impiantistiche idrauliche fisse.

Gli alloggi dovranno proporre una tipologia abitativa che partendo da uno spazio disponibile e vuoto possa suddividersi secondo alcuni schemi prefissati dal progettista, che nel tempo possono avvicendarsi a seconda delle esigenze mutevoli degli abitanti, ma essere anche implementati direttamente dagli abitanti.

L’ambiente di soggiorno dovrà essere concepito come uno spazio disponibile ad assolvere diverse funzioni e poter tornare alla dimensione di uno spazio completamente vuoto, variamente utilizzabile.

Nella progettazione della casa flessibile avrà una grande importanza la concezione degli elementi di arredo intesi come architetture predisposte al tema della flessibilità. Armadiature, librerie, contenitori, piani di lavoro potranno definire spazi trasformabili nel tempo.

Gli impianti di riscaldamento saranno integrati nel pavimento come anche le prese di corrente.

Lo studio dell’illuminazione naturale e artificiale sarà impostato come fattore integrato nella progettazione, teso a ottimizzare il rapporto tra qualità della luce e uso delle risorse.

La limitata presenza di tramezzature interne fisse porterà verso la definizione dell’alloggio come una sorta di “piattaforma orizzontale” caratterizzata dalla volumetria fissa dei servizi, dal patio interno.

L’intradosso dei soffitti e i pavimenti assolveranno la funzione di supporti ove alloggiare attrezzature e pareti scorrevoli.

Al piano terreno ogni alloggio sarà integrato da un locale di superficie non inferiore a mq. 30 + servizio igienico, da destinare ad attività lavorative o di svago, a diretto contatto con la strada come per esempio uno studio professionale, un laboratorio per attività creative artistiche e manuali, una libreria, e ogni altro tipo di attività non invasive. Questo ambiente potrà essere integrato alla costruzione della casa a schiera o essere collocato al di fuori di essa, separato da una porzione di giardino.

 

Tutto questo dovrà essere compatibile con gli standard dimensionali minimi di legge previsti sia per la superficie di pianta che di altezza:

 

Camera da letto matrimoniale mq. 14;

Camera da letto doppia mq. 12;

Camera da letto singola mq. 9;

Altezza ambienti m. 2,70

Altezza disimpegni e servizi m. 2,40

Superficie consigliata per il soggiorno non inferiore a mq. 30.

 

Ogni alloggio è dotato di un giardino esterno.

I garage per un’auto non dovranno avere una superficie inferiore a mt. 5,50 x 3

La luce strutturale delle residenze non dovrà superare la dimensione massima di mt. 6 (ottimale non superiore a 5).

 

L’attività progettuale di laboratorio sarà preceduta da un lavoro di ricerca sui temi della flessibilità. Tale lavoro sarà svolto dallo studente in forma di schede analitiche che riportino:

Nome dell’autore/i del progetto;

Titolo dell’opera architettonica;

Luogo;

Anno di progettazione e anno di realizzazione;

Fonte bibliografica (redatta nel formato standard);

Immagini in formato jpg con risoluzione 300 dpi base cm. 20

(nel caso di scansioni sarà riportata la fonte)

 

Durante il corso delle lezioni verranno analizzate le opere di diversi autori che abbiano come oggetto prioritariamente complessi di residenze. Tra questi le architetture di Giò Ponti, Tadao Ando, Atelier 5, Marcel Breuer, Alberto Campo Baeza, Louis Kahn, Alvar AaltoLe Corbusier, Richard Meier, Gerrit Thomas Rietveld Ludwig Mies van der Rohe, Richard Neutra, Alvaro Siza, Eduardo Souto de Moura, Frank Loyd Wright, Sanaa, Shigeru Ban, e altri.

Sul tema della casa flessibile verrà esplorata la casa giapponese nelle sue conformazioni storico tradizionali e nella sua dimensione nella contemporaneità. Da Katsura a Shigeru Ban traverso i molti esempi in epoche passate e presenti

 

 

ll progetto, redatto alle scale comprese tra 1:1000 e 1: 10 dovrà prevedere:

Un complesso di edifici residenziali che sviluppi lo schema allegato (file dwg) fornito dal Laboratorio

 

Gli alloggi

Superfici minime dei singoli ambienti esclusa la superficie del laboratorio

Alloggio A  – A schiera di testata. Superficie coperta mq. 200 max 8 persone

Alloggio B – A schiera. Superficie coperta mq. 150 max 6 persone

Alloggio C – A schiera. Supeficie coperta mq. 100 max 4 persone

Alloggio D – A schiera. Superficie coperta mq. 75 max 3 persone

Alloggio E – A schiera. Superficie coperta mq. 60 max 2 persone

 

Tipologia e dimensionamento delle residenze

L’unità residenziale è di tipo a schiera, su due o tre livelli, con ampi fronti vetrati. Secondo la tipologia a schiera, il muro divisorio tra una residenza e l’altra è in comune. Gli alloggi sono di dimensioni diverse, con metrature interne nette comprese tra 200 e 60 mq., in modo da rispondere ad esigenze abitative diverse. Tutti gli alloggi saranno dotati di uno o più spazi esterni, giardini e/o terrazze e di almeno un posto auto.

Gli alloggi di tipo A sono dotati anche di uno studio con ingresso indipendente.

 

Alloggi di tipo “A” di testata su due o tre ivelli con studio

Superfice interna netta di riferimento 200 mq + garage per due auto

Giardino d’ingresso, passo carrabile, garage per due auto, locale studio con bagno dotato di ingresso indipendente e collegamento interno con la casa.

Soggiorno con zona pranzo collegato direttamente con il giardino, una cucina, ripostiglio, quattro camere da letto (una matrimoniale con bagno e tre doppie), due bagni.

 

Alloggi di tipo “B” a schiera

Superfice interna netta di riferimento 150 mq + garage per due auto

Giardino d’ingresso, passo carrabile, garage per due auto.

Soggiorno con zona pranzo collegato direttamente con il giardino, due bagni, una cucina, ripostiglio, tre camere da letto.

 

Alloggi di tipo “C” a schiera

Superfice interna netta massima 100 mq + garage.

Giardino d’ingresso, passo carrabile, garage per un’auto.

Soggiorno con zona pranzo collegato direttamente con il giardino, due bagni, una cucina, ripostiglio, giardino,

due camere da letto.

 

Alloggi di tipo “D” a schiera su un solo livello.

Superfice interna netta massima 75 mq. + garage

Soggiorno con zona pranzo e angolo cottura collegato con il giardino, due camere da letto, un bagno, ripostiglio.

 

Alloggi di tipo “E” a schiera su un solo livello.

Superfice interna netta massima 60 mq. + garage.

Soggiorno con zona pranzo e angolo cottura collegato con il giardino, una camera da letto, un bagno.

 

 

2 VERIFICHE

 

 

Martedì 18 Aprile

 

La prima verifica prevede elaborati disegnati esclusivamente a mano su carta lucida da schizzi.

planimetria completa scala 1:1000

 

planovolumetria d’insieme e prospetti di studio in scala 1:500

piante, prospetti con le ombre, e sezioni di almeno un alloggio in scala 1.200

assonometria d’insieme 1:500

plastico di studio 1:500

 

 

Martedì 23 Maggio

 

La seconda verifica prevede elaborati disegnati a mano o al computer, a scelta dello studente.

 

Residenze in pianta, prospetti con le ombre e sezioni in scala 1:100

Un alloggio in scala 1:50

Progetto dell’edificio comune alle scale appropriate

Viste tridimensionali del progetto secondo i punti di vista stabiliti

Aggiornamento degli elaborati precedenti

Approfondimento del progetto di un bagno alla scala esecutiva (1:20/1:10)

 

 

TAVOLE ED ELABORATI D’ESAME

 

Tutti gli elaborati d’esame dovranno essere consegnati al momento dell’’esame raccolti in un CD o DVD.

 

I rendering dovranno essere salvati in formato tif con risoluzione  300 dpi, con base minima di cm. 21

 

Formato delle tavole: A1 orizzontale su fondo bianco prive di squadratura e con intestazione e scritte come da layout fornito dal corso.

 

– Due tavole riassuntive per esposizione impaginata con layout fornito dal corso in formato 100×70 0rizzontale

– Planovolumetria e profili in scala 1:500

– Piante dei vari livelli in scala 1:200

– Sezioni e prospetti con le ombre in scala 1: 200

– Approfondimento in scala 1:100 e 1:50 in pianta, prospetto e sezione.

– Inserimento assonometrico del progetto nel contesto secondo le angolazioni indicate.

– Inserimento prospettico del progetto nel contesto secondo i punti di vista predefiniti – rendering dei fotoinserimenti in formato tif 300 DPI base minima cm. 21

– plastico in scala 1:500

 

AVVERTENZA

 

Si ricorda che lo studente è vincolato nell’eventuale diffusione a mezzo stampa o WEB degli elaborati progettuali a riportare per esteso nell’intestazione e all’interno di ogni immagine il nome dell’Università, della Facoltà, del Laboratorio, del Docente, dello Studente, l’ A.A.

BIBLIOGRAFIA

 

 

Su argomenti storico critici

– Alessandra Muntoni, Roma tra le due guerre 1919 – 1944, architettura, modelli urbani, linguaggi della modernità, Edizioni Kappa, Roma 2010

– Una guida all’architettura moderna dell’EUR, Fondazione Bruno Zevi.

 

Sulle connessioni interdisciplinari nell’idea della modernità

– Carlos Martì Arìs, Silenzi eloquenti, Borghes, Mies van der Rohe, Ozu, Rothko, Oteiza, Christian Marinotti Edizioni, Milano 2002.

 

Sul tema del rapporto tra architettura moderna e idea del classico

– Massimo Zammerini (a cura di), Il mito del bianco in architettura, Quodlibet, Macerata 2014.

 

Su tema della residenza moderna e contemporanea

– Massimo Zammerini, Edifici per abitare, Edilstampa, Roma 2004.

 

Sul tema della “casa flessibile”

– M. Zammerini, La Casa flessibile, in: “A&A Architettura e Ambiente Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto” n. 20/2009 “Architettura per l’abitare contemporaneo” a cura di S. Leone, e Allegato La casa contemporanea, Palombi Editori, Roma 2009, pp. 50-61. ISBN 978-88-6060-252-7

– M. Zammerini, Il linguaggio astratto nella residenza urbana contemporanea, in: “A&A Architettura e Ambiente, Rivista Quadrimestrale del Dipartimento di Architettura e Progetto”, n. 22/2010, Palombi Editori, Roma 2010. ISBN 978-88-6060-325-8.